Recentemente mi sono ritrovata a pensare molto a ciò che sto facendo qui, a come la mia vita sia cambiata, a ciò che sto imparando, e anche a come sto cambiando io.
Mi ritrovo conseguentemente a pensare anche ai miei obiettivi, di cui ho già parlato, e a chiedermi se dopo il primo mese qui li sto realizzando in qualche modo oppure no.
Devo iniziare dicendo che tutto ciò che sto vivendo qui si sta rivelando molto diverso da come me lo ero immaginato. Non migliore, non peggiore, ma diverso. Alcune cose me le aspettavo migliori, o almeno più facili, altre mi hanno piacevolmente sorpreso nel loro essere totalmente inaspettate. Tra queste ultime ci sono tra l'altro molte cose relative al college in sé: le lezioni e il loro essere dirette, pratiche, concrete, interessanti. Le possibilità sociali e di svago che sono offerte qui, come i club, le lezioni di cucina, le feste a tema, sempre diverse e interessanti, o le gite. Le mense, che sono davvero dei ristoranti self service, ognuna diversa e ognuna unica, con la serata sushi, la serata tacos, la serata spaghetti. Le lezioni di lingua (nel mio caso spagnolo), che sono integrate da film, eventi organizzati degli insegnanti, tavolate a pranzo o a cena in cui si parla solo in un determinato idioma. Tutte cose fantastiche e impensabili in Italia. Tutte cose che mi stanno davvero "cambiando", che stanno migliorando le mie abilità comunicative, sociali, di integrazione, di esposizione in pubblico, etc.
Ma tante cose sono più difficili di come me le aspettavo. Dai racconti dei miei amici, tutti rigorosamente Erasmus nel senso stretto del termine, che hanno cioè trascorso un periodo di studio all'interno dell'Unione Europea, questa esperienza sembrava una festa unica e un delirio inenarrabile. A volte SOLO questo, e vedendo le loro foto o sentendo i loro racconti mi chiedevo se stessero effettivamente apprendendo qualcosa, se dopo i party e le sbronze si sentissero in qualche modo arricchiti come avrebbero dovuto sentirsi.
Io non ero in cerca di questo, anzi un po' mi spaventava perchè non sono proprio il genere di persona a cui piace sbronzarsi ogni giorno e fare ogni sera una cazzata diversa, ma in qualche modo me lo aspettavo. E arrivare qui e scoprire quanto la faccenda fosse diversa mi ha parecchio sorpresa!
Qui è effettivamente un delirio, lo ammetto: quasi ogni sabato sera ci sono una o più ambulanze davanti ai party, perchè puntualmente qualche freshman (studenti del primo anno) esagera un po' con l'alcool e finisce col farsi male...o con l'andare in coma etilico. Ma la MIA esperienza in questo campus, e come me quella di tutti gli altri exchange con cui ho parlato, non si sta rivelando così delirante. Anzi arrivando dall'Europa, dove possiamo bere a 16 anni e le feste iniziano a mezzanotte e finiscono all'alba, stare qui a bere di nascosto nei dormitori qualche bicchiere di birra e a tornare dai party all'1 nei weekend ci sconvolge un po'. E' come se le nostre aspettative, qualunque esse fossero, in nessun caso si stessero rivelando confermate.
E non c'è solo questo...se vai in Europa, qualsiasi posto in Europa, incontri per la maggior parte europei...ci sono gli altri studenti Erasmus, dall'Europa, e i cittadini della città in cui ti trovi, europei. Se hai qualche altra finestra sul resto del mondo, che è ben grande, è più un caso che una regola.
Qui avviene il contrario: sono l'unica italiana; non c'è nessuno spagnolo; 3 tedeschi, 3 francesi, 3 inglesi (lo so, sembra una barzelletta); e poi ci sono un'infinità di asiatici, sudamericani, australiani, e chi più ne ha più ne metta. E non solo: gli americani stessi vengono da ogni parte del mondo! Ed è incredibile vedere come le loro origini gli rimangono incollate addosso, fanno parte della loro cultura, sono davvero un melting pot. E' perfettamente normale qui che quasi ogni persona con cui parlo mi dica di avere origini italiane. E se non è Italia, è un altro posto, ma non l'America. E' una cosa che trovo davvero incredibile, e bellissima. Ma questo comporta delle difficoltà. E non poche! In Europa facciamo tutti parte di una cultura "simile": ognuno ha le sue differenze, ma è come se fossimo fatti di una pasta simile. Il resto del mondo non è così, e interagire con un giapponese, o con sudafricano, o con un cinese, o con un australiano...comporta delle difficoltà. Nemmeno saprei dire quali, davvero, è complicato da rendere a parole. Ma è qualcosa che senti, e non puoi fare a meno di notare.
Un'altra cosa che mai mi sarei aspettata è il carico di studio qui. Chi mi conosce non potrebbe mai crederci ma io, la regina delle sgobbate, la maga del cazzeggio, mi ritrovo a studiare quasi ogni sera fino all'1. Non che studi tutto il giorno, da quando finisco le lezioni a quando inizio a studiare passano molte ore. Ma con il fatto di finire lezione alle 4, cenare alle 6, riposare fino alle 8, avere sempre qualcosa da fare dopo...alla fine sì, mi ritrovo all'1 che ancora scrivo papers in inglese o in spagnolo. Nessuno, e dico nessuno che abbia fatto l'Erasmus mi ha mai detto di aver fatto lo stesso. Anzi di solito le parole "Erasmus" e "studio" non vanno tanto d'accordo.
Io dal canto mio, nel MIO Erasmus, le sto davvero vivendo tutte. Le feste, le nuove amicizie, la vita "esotica"...ma anche lo studio, lo stress, le difficoltà interculturali. Non ci sono sconti, per avere il bello devi anche passare attraverso il brutto. E sto davvero sperimentando tutto ciò che significa il termine EXCHANGE, scambiare...non tanto scambiare il mio posto con quello di un altro, ma scambiare la mia vita con una completamente diversa. Non una vacanza, non una fuga dalla mia realtà all'insegna delle feste e del cazzeggio, ma una vera immersione, con tutto quello che comporta.
Se sto realizzando i miei obiettivi, dunque? Diciamo che ci sto lavorando, in modo serio...
C'era una volta una ragazza che non riusciva a stare ferma...la sua valigia era sempre pronta: a volte faceva piccoli viaggi, altre attraversava l'italia per amore, altre ancora scappava il più lontano possibile da se stessa...era sempre in cerca di qualcosa... E lo sta ancora cercando...
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mercoledì 9 ottobre 2013
C'è erasmus ed Erasmus...
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domenica 8 settembre 2013
Homesickness...o solo inadeguatezza
C'è qualcosa di cui nessuno studente erasmus/exchange parla mai nei suoi racconti, cioè del fatto che gli possa essere mancata casa sua. Non saprei dire il perchè, ma è davvero così, insomma li vedi sempre pubblicare foto bellissime su facebook, quando li senti ti dicono che è tutta una figata, quando tornano non fanno altre che dire che vorrebbero essere ancora là. Quindi non è difficile no? Se tutti partono e nessuno si trova male o almeno si sente solo, vuol dire che è facilissimo!
Poi però c'è l'altra "voce" sull'erasmus/exchange, la voce cioè di chi queste esperienze le organizza o le vive come tutor, assistente, o comunque come "esterno" coinvolto. Questa voce sostiene con convinzione che un esperienza del genere ti cambia perchè impari ad affrontare le difficoltà, a gestire la solitudine, a tirarti su da solo...quindi questi cambiamenti e queste sfide sembrano presupporre una difficoltà di fondo no? Addirittura c'è gente che queste cose le studia, non so se siano psicologi, antropologi o che altro, e hanno teorizzato un vero e proprio grafico dell'andamento dell'homesickness. Ne ho trovato uno in internet che è molto simile a quello che ci hanno fatto vedere qui, durante i primi giorni di orientamento:
| http://web.viu.ca/studyabroad/departsmart/modules/whileaway.htm |
Allora, perchè non c'è nei racconti di nessuno? Perchè quando mi guardo intorno mi sembra di essere la sola? Non credo sia generalizzabile, molto fa il carattere, molto altro il tipo di compagnia che casualmente si incontra nel nuovo paese straniero, forse anche l'educazione o altre cose giocano un ruolo...non tutti dovranno affrontare questo grafico. Ma qualcuno si, per forza. E dove sta? Perchè si nasconde?
Ci nascondiamo tutti, in realtà...anche io stessa certi giorni vorrei solo chiudermi in casa e piangere, ma poi, quando esco, sorrido, faccio finta di niente, dico che sto bene...dopo un po' inizio anche a divertirmi, certo, ma continuo a sentire quel vuoto che mi dice che qualcosa non va, che questo non è il mio posto. Non so se chiamarla Homesickness, o "nostalgia di casa", perchè in realtà non è tanto casa che manca...si, vorrei un abbraccio della mia mamma, e un bacio del mio ragazzo, e le mie amicizie e la mia casa...ma più che altro ciò che fa male è quella specie di sensazione di malessere alla bocca dello stomaco, come quando sei nervoso, come quando non sei rilassato. Quella sensazione che ti fa stare sempre come una corda in tiro. E lo sei perchè ti senti fuori posto, perchè nulla di ciò che conosci e ti da sicurezza è lì con te, perchè ogni diavolo di cosa, anche trovare la carta igienica per il bagno, quando sei in un posto nuovo diventa difficile.
Vorrei solo che qualche studente che si trova lontano da casa e si sente male per questo leggesse il mio blog..se così fosse, e mi stai leggendo, voglio dirti che NON SEI SOLO. Non tanto perchè anche io mi sento così, insomma nemmeno mi conosci, ma perchè credimi, lo studente straniero nella stanza accanto alla tua in questo momento sta provando le stesse cose. Il grande problema degli esseri umani è che usiamo il dono della parola per i motivi sbagliati, la usiamo per lamentarci, per giocare, per ridere, per sfottere...mai per chiedere aiuto.
Nel mio caso specifico, io mi sento ancora come nel pre partenza: oscillo continuamente tra l'alto e il basso, tra il "sì, che bello, qui è tutto fantastico" e il "cosa diavolo ci faccio io qui?". Un giorno su, e l'altro sotto terra. Avere il fidanzato a casa di sicuro non aiuta, probabilmente se non ci fosse mi butterei di più in nuove conoscenze, nuove cose, nuove esperienze...ma al momento sentirlo è una delle cose che più mi tranquillizza, perchè è l'unico con cui mi sfogo, e non riesco a pensare a stare senza la consapevolezza della sua presenza. Credo di essere una persona strana...vado molto d'accordo con poche persone, come se fosse una grandezza inversamente proporzionale: all'aumentare della gente la mia simpatia diminuisce. Non mi so più relazionare. E' sempre stato così, infatti nella mia vita non ho mai fatto parte del grande gruppo, ho sempre avuto la mia piccola schiera di amici secondo la filosofia del "pochi ma buoni". Però qui volevo essere diversa. Qui volevo semplicemente godermi tutte le esperienze nel modo più facile possibile. Invece mi sembra di trovare muri davanti a me: cerco di fare amicizia, di aprirmi, di invitare, e mi sembra che tutti abbiano già la loro vita, che non se ne facciano niente di me. E' così triste sentirsi soli, è così triste non sentirsi accettati. Per questo mi chiedo se la mia sia homesickness o se sia solo inadeguatezza. Forse come sempre mi forzo a fare cose per cui non sono pronta. Forse il mio carattere o semplicemente le attuali circostanze non mi permettono di godermi questa esperienza come dovrei. Forse dico così solo perchè è l'inizio, e ancora non so come si evolveranno le cose.
Diciamo solo che per ora è così: il mio cuore è diviso a metà, una parte batte all'impazzata davanti a tutte le novità e tutte le sfide che sto affrontando, ed è felice e realizzata per aver avverato questo sogno. L'altra metà piange ogni volta che pensa all'Italia, e spera che questa esperienza, per quanto ricca e formativa, finisca in fretta. Non lo so come si evolverà, magari tra un mese sarà completamente diverso. Posso solo provare a viverla come viene. Nel bene o nel male, mi avrà insegnato tanto. Per ora, comunque, spero ancora che sia solo "nel bene".
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